Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Giurlani, nasce a Firenze nel 1885. Esordisce come poeta crepuscolare, aderisce poi a varie avanguardie, tra cui il Futurismo e le sperimentazioni degli anni Sessanta, ma non si può catalogare né come crepuscolare né come futurista. Il paradosso, i funambolismi verbali, il gioco, l’allegria clownesca sono i caratteri principali della sua poetica.
Fin da bambino ha un buon rapporto con la madre, che diviene la sua confidente, e con la nonna, da cui assume il cognome Palazzeschi. Nel 1902 si diploma come ragioniere, iscrivendosi poi all’Istituto superiore di economia e commercio di Venezia Ca’ Foscari. A Firenze, grazie alla passione per il teatro tramandatagli dal padre, inizia a frequentare la scuola di recitazione Salvini, dove conosce l’amico, Marino Moretti.
Nel 1905 pubblica a sue spese un libro di poesie, I cavalli bianchi, e nel 1906 esordisce come attore con la compagnia Talli-Borelli, dalla quale si ritira poco dopo l’inizio della tournée. Nel 1909 escono i Poemi di Aldo Palazzeschi, dapprima firmati col nome del suo gatto. Nello stesso anno inizia il carteggio con Marinetti, fondatore del Futurismo, al quale aderisce. L’anno dopo, pubblica la silloge L’incendiario per la rivista «Poesia» e inizia a frequentare i luoghi futuristi di Trieste, Napoli e Torino.
Nel 1911 pubblica l’opera narrativa Il codice di Perelà e nel 1913 collabora con «Lacerba» e «La Riviera ligure». Sempre nel 1913 esce una seconda edizione de L’incendiario, l’eversore che demolisce i tradizionalismi e le norme sociali e morali. L’anno dopo pubblica su «Lacerba» il suo personale manifesto futurista, Il controdolore, e successivamente compie un viaggio a Parigi con Soffici, Papini, Boccioni, Carrà, dove conosce Apollinaire, Matisse, Braque e Picasso. Inoltre, inizia a collaborare con «La Voce», dove pubblica una Dichiarazione di presa di distanze dal futurismo. Con l’entrata in guerra italiana, si distacca definitivamente dagli amici futuristi, dichiarandosi neutrale.
Nel 1916 è arruolato come soldato semplice, ma già dopo poco il suo fisico inizia a risentirne e subisce un ricovero ospedaliero e una convalescenza. È congedato nel ’19 e torna a Firenze, dove scrive Due imperi… mancati, una risentita e addolorata testimonianza sull’assurdità della guerra, pubblicato l’anno dopo. Nel ’21 stampa la prima raccolta di novelle, Il re bello, prettamente realistica e nel ’26 La piramide, lo stesso anno prende avvio la sua collaborazione al «Corriere della sera».
Nel 1934 pubblica il suo romanzo più famoso, Sorelle Materassi, e tre anni dopo una seconda raccolta di novelle, Il palio dei buffi, mentre nel 1941 si trasferisce a Roma. Dopo la Seconda guerra mondiale dà alle stampe una cronaca farsesca del periodo fascista, Tre imperi… mancati. Cronaca. Nel 1948 vince il premio Viareggio col romanzo I fratelli Cuccoli, nel ’51 pubblica la sua terza raccolta di novelle, Bestie del ’900. Nel 1953 ottiene il premio Marzotto e nel 1957 gli viene attribuito il premio dell’Accademia dei Lincei. Dal ’57 Palazzeschi inizia a pubblicare previa revisione tutte le sue opere, per primo esce Tutte le novelle, poi Opere giovanili e I romanzi della maturità.
Nel 1960, l’Università di Padova gli conferisce la laurea honoris causa. Nel 1967, assorbite le avanguardie del tempo, fa uscire il romanzo Il doge e la silloge poetica Cuor mio, poi i romanzi Stefanino e Storia di un’amicizia e infine, nel 1972 l’ultimo libro di poesie, Via delle cento stelle. Gli ultimi anni si caratterizzano per un grande impegno creativo, purtroppo nel ’74 un ascesso dentario gli provoca complicazioni polmonari e viene ricoverato in ospedale. Muore a Roma il 17 agosto del 1974.