Amelia Rosselli, compositrice e poetessa, nasce a Parigi nel 1930 in una famiglia intellettuale. Il padre, Carlo, è costretto al confino, fugge poi in Francia e fonda il movimento Giustizia e libertà, mentre Marion, incinta di Amelia, finisce in arresto. L’infanzia della poetessa è vivace e stimolante e il clima in casa è multiculturale, la bambina è infatti abituata fin da piccola a parlare in inglese, francese e italiano.
Nel ’37 Carlo muore assassinato assieme al fratello Nello da un’organizzazione parafascista. Amelia ha solo sette anni ed è subito al corrente dell’accaduto fin nei minimi particolari. L’intera famiglia cerca rifugio dapprima in Svizzera, poi in Inghilterra, infine negli Stati Uniti, dove arriva nel 1940.
Nel 1946 la famiglia ritorna a Firenze e Amelia è costretta a completare la carriera scolastica in Inghilterra, perché non le riconoscono gli studi fatti negli USA. In questo periodo si appassiona anche al teatro e alla musica: dal 1948 si dedica alla teoria della composizione. Poco dopo iniziano degli scombussolamenti che portano ad un primo ricovero per disturbi psichici, che si porterà per il resto della vita.
Morta la madre nel 1949 Rosselli si stabilisce in Italia, dove trova impiego come traduttrice e dattilografa presso la Olivetti a Roma. Inizia ad utilizzare il nome della madre, Marion Rosselli, autografando così anche i primi contributi musicali. Amelia vive in ristrettezze economiche, campando di sole rendite e qualche contratto, come con Bompiani. Nel 1950 entra in amicizia con Rocco Scotellaro, con cui si avvicina al Sud e all’etnomusicologia. Nel mentre inizia una relazione con Carlo Levi e inizia a frequentare il cugino Alberto Moravia e il mondo letterario romano. Successivamente si trasferisce a Parigi per studiare Bartók, poi a Milano e a Torino, collaborando con Luciano Berio e Bruno Maderna.
Dagli anni Cinquanta, comincia a comporre degli scritti letterari in tre lingue ed entra in analisi con lo psicanalista Ernst Bernhard. Terminata la relazione con Levi ne intraprende una con Mario Tobino, scrittore e psichiatra, anch’esso come Levi vent’anni più vecchio di lei. Nel 1953 la morte di Scotellaro le causa una grave crisi nervosa. In questo periodo scrive delle poesie in italiano e pubblica il saggio musicale La serie degli armonici. Inizia anche a scrivere in francese. In estate subisce il primo elettroshock e viene trasferita in un sanatorio con la diagnosi di schizofrenia paranoide. Nel 1955 tenta di sposarsi con Tobino ma non riceve risposta. Seguono nuovi ricoveri, a Roma e in Inghilterra. Nel 1958 si iscrive al PCI e l’anno dopo collabora con con John Cage e David Tudor, col quale inizia una relazione, e con Carmelo Bene per le musiche di Pinocchio.
Nel 1963 pubblica sul «Menabò», Ventiquattro poesie, con una Notizia sull’autrice realizzata da Pasolini. L’anno dopo esce Variazioni belliche, che coniuga poesie e musica, nel ’69 esce Serie ospedaliera, incentrata anche sulla sua vicenda biografica e Documento. Subito dopo si trasferisce a Londra fino al 1977, anno in cui torna a Roma. Nel 1978 Franco Fortini la nomina come «la voce poetica più alta della generazione montaliana» ed è l’unica donna inserita nell’antologia Poeti italiani del Novecento da Mengaldo.
Gli anni Ottanta vedono la pubblicazione di: Primi scritti 1952-1963 e Appunti sparsi e persi e negli anni Novanta troviamo: Diario ottuso, Sleep. Poesie in inglese.
L’11 febbraio del 1996 Rosselli si suicida, buttandosi dalla finestra della sua abitazione di Roma.