Antonia Pozzi, poetessa, nasce a Milano nel 1912 da Roberto, avvocato di fama, e da Carolina Lavagna Sangiuliani di Gualdana, appartenente ad un’illustre famiglia. Riceve un’istruzione completa, che comprendeva le lingue moderne, la musica, il disegno, la scultura e le attività sportive, tra cui equitazione, sci e alpinismo. Antonia trascorre molto tempo nella villa a Pasturo, residenza estiva e rifugio della stessa.
Si iscrive al liceo classico nel ’27 e qui incontra Antonio Maria Cervi, professore di latino e greco, di cui si innamora perdutamente. La loro frequentazione avviene inizialmente in un contesto familiare, poi sfocia in un vero e proprio legame amoroso e un progetto di matrimonio, fortemente osteggiato dai Pozzi, tanto da spingerlo a conclusione nel ’33. Risalgono a questo periodo le prime liriche, ispirate dall’impossibilità della relazione, la quale viene raccontata anche nelle pagine dell’epistolario e nel diario personale.
Nel 1930 si iscrive a filologia moderna della Regia Università di Milano, l’anno successivo compie un viaggio studio in Inghilterra, probabile tentativo dei genitori di allontanarla da ‘Antonello’. Poco dopo intraprende un viaggio con la famiglia nel Sud Italia, poi a Venezia e Vienna, mentre l’anno seguente è in crociera nel Mediterraneo. La poetessa, nonostante la sofferta rottura con Antonio, si concede momenti spensierati in montagna, dove scia assieme ad importanti alpinisti come Guido Rey.
Nel 1934 inizia a frequentare le lezioni universitarie di Antonio Banfi e i colleghi di corso, che divengono grandi animatori culturali dell’epoca: Remo Cantoni, Enzo Paci, Dino Formaggio, Vittorio Sereni, Maria Corti, Luciano Anceschi, Ernesto Treccani, Alberto Mondadori e Livio Garzanti. A partire dal 1938 molti di questi prendono parte alla rivista «Vita giovanile», fondata da Treccani, tra cui la stessa Pozzi con un saggio su Huxley. La poetessa si laurea nel 1935 con una tesi su Gustave Flaubert e con relatore Banfi.
Dopo la laurea, continua a dedicarsi ad attività sportive e viaggi: nel 1936 a Misurina scala assieme all’alpinista Emilio Comici e in estate trascorre due mesi in Austria per seguire un corso di lingua e letteratura tedesca. L’anno dopo è in viaggio per Berlino e altre capitali europee.
Nel ’37 comincia a frequentare le periferie e gli ambienti popolari assieme all’amico Dino Formaggio. Da qui nasce il progetto, mai attuato, di un romanzo storico sulla Lombardia con al centro la figura della nonna materna. Nel 1938 inizia ad insegnare materie letterarie presso l’istituto Schiaparelli di Milano. In questo periodo la relazione con Formaggio naufraga e nello stesso anno a Chiaravalle si suicida con una dose di barbiturici.
La lirica di Pozzi si pone al centro dell’esperienza ermetica con un forte carattere esistenziale ed evocativo. Le liriche sono impostate come una pagina di diario, sono prettamente autobiografiche e rappresentano un modo di sublimare il dolore. Da sfondo hanno il paesaggio naturale montano, che spesso diviene riflesso dell’io, assieme alle atmosfere di morte e dramma che rispecchiano la crisi del contemporaneo. I vari scritti della poetessa sono stati pubblicati postumi e l’opera più importante è Parole: trecento poesie composte tra il 1929 e l’anno della morte.