Antonio Leonardo Verri, poeta, pubblicista e operatore culturale salentino, nasce come Antonio Verri nel 1949 a Caprarica di Lecce. La sua è un’umile famiglia di origine contadina, a cui sarà sempre legato e dalla quale trae la materia prima delle sue narrazioni e poesie. Prende il secondo nome a posteriori, ereditandolo dallo zio Leonardo, grazie al quale scopre la letteratura.
Inizia gli studi nella sua città natale poi li prosegue a Calimera e in seguito frequenta l’Istituto “Siciliani” di Lecce. Terminate le scuole dell’obbligo con una certa fatica e insofferenza nei confronti dei docenti autoritari, si iscrive alla facoltà di Magistero dell’Università degli studi di Lecce. La sua permanenza in Università è però breve, infatti la lascia dopo solo un anno e non consegue perciò mai la laurea.
Si trasferisce per un breve periodo a Bologna nel ’72 per cercare lavoro e lì entra in contatto con i residui dei movimenti studenteschi. In questo periodo è viva l’intenzione di scrivere un romanzo per corrispondenza con l’amico Donato Greco. Poco dopo si sposta in Svizzera a Losanna e Sciaffusa per lavorare come insegnante di italiano; tuttavia, finisce per fare il lavapiatti e il cameriere. Qui si avvicina all’opera di Lope De Vega, Hugo von Hofmannsthal e Antonio De Ferraris detto Galateo.
Ritorna a Lecce e trova impiego in un istituto per orfani, il “Garibaldi” e poi per pochi mesi per l’editore Capone. Nel 1973 segue delle lezioni universitarie, dove conosce degli accademici, come Ennio Bonea e Mario Marti, che divengono suoi collaboratori. Si avvicina anche alla figura del poeta conterraneo Vittorio Bodini, “padre poetico”. Nel ’75 si sposa con Licia Stella, maestra elementare.
Due anni dopo inizia la prima avventura da pubblicista con la rivista «Caffè Greco», che dura fino al 1982 e che volantina assieme a dei sodali fuori dall’Università. Con il periodico si pone l’obiettivo di dare spazio e voce ai giovani scrittori salentini e meridionali, esclusi dall’orbita delle più influenti case editrici. Con le prime riviste sancisce la sua visione d’intellettuale e operatore culturale: militante, radicato nel tessuto sociale e avverso a qualsiasi ammanicamento col potere.
Per il biennio ’80-’81 scrive per la sezione culturale del «Quotidiano di Lecce» e nel 1983 si iscrive all’albo dei giornalisti italiani. Nel frattempo, prende parte al Sindacato Nazionale Scrittori, come collaboratore della rivista «Produzione e cultura» e poi nella sezione pugliese. Nel 1983 fonda e dirige la rivista «Pensionante de’ Saraceni» assieme al Centro culturale Pensionante de’ Saraceni e alla collana «I Quaderni del Pensionante». Con quest’ultima pubblica un libro di Salvatore Toma, Forse ci siamo, che esce assieme alla prima silloge poetica verriana, Il pane sotto la neve. In essa compare il suo manifesto poetico, Fate fogli di poesia poeti.
Nel 1984 scrive sulla rivista «l’immaginazione» e l’anno dopo pubblica il libro di narrativa, Il fabbricante d’armonia Antonio Galateo, che viene radiotrasmesso dalla Rai di Bari. Dell’86 è invece, La cultura dei Tao, breve racconto intriso di cultura e folklore salentino, in cui è presente un particolare idioletto verriano. Dal 1986 come rappresentante italiano, è inviato in Svizzera per i Rencontres Poétiques Internationales, organizzati ogni due anni. A firma di Verri si trovano dei resoconti negli articoli di «Sudpuglia», rivista della BPP della quale è anche redattore. Nel 1987 pubblica la Betissa, racconto in versi postmoderno.
Dal 1988 inizia la collaborazione con Francesco Saverio Dòdaro, fondatore del Movimento Ghen, col quale realizza «Abitudini cartelle d’autore», «Spagine», «Compact Type» e «Diapoesitive». Nello stesso anno pubblica I trofei della città di Guisnes. Nel 1989 organizza la mostra Scrap, in cui sono presenti i suoi quadri realizzati con scarti tipografici, una sorta di poesia-visuale.
Dal 1990 fonda la rivista «On Board» con Giovanni Pranzo Zaccaria e l’anno dopo continua a sfornare iniziative con Dòdaro, tra cui «Mail Fiction» e «Titivillus» e pubblica anche il libro di narrativa Il naviglio innocente. Dal 1991 riprende il «Ballyhoo-Quotidiano dei poeti», di cui vi è una prima e solitaria uscita nell’88. Il «Quotidiano» esce per dodici giorni e viene distribuito in varie città italiane grazie all’intervento della rete di collaboratori verriani. A dicembre pubblica l’opera collettanea Luoghi di frontiera. Nel ’92 fonda il Centro culturale Pensionante de’ Saraceni a Cursi al quale destina tutte le sue opere e inizia il lavoro comunitario del Declaro, un grosso faldone che raccoglie opere di tutti i suoi collaboratori.
Perde la vita a causa di un incidente stradale l’8 maggio del 1993, lasciando orfana la sua ultima opera, Bucherer l’orologiaio, che viene pubblicata postuma dalla BPP.
I suoi sodali, tra cui Maurizio Nocera, Giovanni Pranzo, Fernando Bevilacqua, ecc., e anche numerose associazioni culturali, come il Fondo Verri e EduVita, si sono interessati a mantenere alta l’attenzione sull’autore e sulle sue opere, con ripubblicazioni, contest e memorial in suo onore. Dal 2021 la casa editrice Kurumuny ha pubblicato nella collana «Declaro» diretta da Simone Giorgino tutti i suoi lavori di narrativa e i testi dispersi nelle riviste e nei quotidiani.