Eugenio
MONTALE

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Eugenio Montale nasce nel 1896 a Genova da una famiglia di commercianti di prodotti chimici e trascorre la sua infanzia, caratterizzata da una salute cagionevole, nelle Cinque Terre. Si diploma in Ragioneria e la sua formazione letteraria avviene per lo più come autodidatta, frequentando biblioteche e lezioni di filosofia. Diviene un appassionato di lingue straniere e inizia a studiare musica con il baritono Eugenio Sivori. Entra in Accademia militare e compie un’esperienza al fronte durante la Prima Guerra mondiale dalla quale si congeda nel 1920.

Terminata la Grande Guerra inizia una frequentazione di circoli culturali liguri e torinesi ed entra in contatto con alcuni intellettuali antifascisti, come Camillo Sbarbaro e Sergio Solmi. Nel mentre si trasferisce a Firenze, dove collabora con la casa editrice Bemporad.

Nel 1925 pubblica la famosa silloge Ossi di seppia con l’editrice di Piero Gobetti e nel 1929 dirige il Gabinetto scientifico letterario fiorentino Vieusseux, dal quale sarà poi espulso nel 1938 per non aver accettato la tessera fascista. In questo periodo si dedica a traduzioni di poesie e testi teatrali, prettamente in inglese. Poi collabora con la rivista «Solaria» e altre testate giornalistiche nate in questi anni. Si iscrive per un breve tempo al Partito d’azione, e nel ’45 collabora con Bonsanti alla fondazione del Mondo di Firenze. Nel 1939 pubblica la raccolta Le occasioni e conosce la futura moglie, Drusilla Tanzi, la “mosca” dedicataria di molte sue poesie, come Ho sceso dandoti il braccio.

Conclusa la Seconda Guerra mondiale inizia a scrivere su varie testate giornalistiche. È a Milano nel 1948, dove si fa assumere presso il «Corriere della sera», per il quale scrive reportage di viaggio, critiche letterarie e musicali.

Nel 1967 viene nominato senatore a vita della Repubblica italiana. In questi ultimi anni la sua produzione poetica è prolifica: pubblica nel 1971 Satura, in cui confluiscono le liriche del volume Xenia del ’66, scritte per la moglie, e La Bufera e altro. Mentre nel 1975 raggiunta ormai fama internazionale, riceve il Premio Nobel per la letteratura. Muore a Milano nel 1981 per una vascolopatia cerebrale.

Montale è tra i più noti e apprezzati poeti del XX secolo, distante dagli eccessi delle avanguardie e degli sperimentalismi del suo tempo. Le sue poesie, alle quali fa da scenario l’amato paesaggio ligure, sono spesso caratterizzate da negatività e indolenza. Per questo è considerato l’interprete di una poetica incentrata sul disagio esistenziale dell’uomo e sul “male di vivere”. Nelle raccolte Ossi di seppia e Occasioni incontriamo la poetica dell’oggetto e la tecnica del “correlativo oggettivo” sviluppato da Elliot. I versi montaliani parlano della vita del poeta e ogni oggetto raccoglie in sé un simbolo della condizione umana o un’emozione.