Francesco
PETRARCA

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Francesco Petrarca è un poeta e umanista italiano. Nasce ad Arezzo il 20 luglio 1304 da Eletta Canigiani e da ser Pietro di ser Parenzo dell’Incisa in Valdarno. Cresce a Pisa, poiché il padre è stato bandito da Firenze, e poi si trasferisce ad Avignone. Lì studia presso Convenevole da Prato, poi si sposta a Montpellier a studiare legge.

Morta la madre, riprende gli studi a Bologna, i quali vengono abbandonati definitivamente alla morte del padre. Ritorna presto ad Avignone e a causa di ingenti problemi economici è spinto a prendere gli ordini minori.

Lavora presso la corte del cardinale Giovanni Colonna, di Giovanni Visconti e diventa anche ambasciatore del Papa a Napoli. In questi anni incontra Laura, donna che costituisce il fulcro della sua poesia. La donna incarna la visione femminile del tempo, ultraterrena e angelica, che si ritrova specialmente nel Canzoniere. L’opera consta di 366 sonetti e poesie, in cui sono inseriti: Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, Solo et pensoso ed Erano i capei d’oro a l’aura sparsi.

Compie numerosi viaggi di lavoro e in particolare, nel 1333, nelle Fiandre scopre l’orazione ciceroniana Pro Archia e inizia ad interessarsi agli studi umanistici, ai quali affianca anche letture dei testi sacri. Dopo numerose trasferte si ritira in Valchiusa, dove si dedica per alcuni anni alle sue liriche, per le quali riceve l’incoronazione poetica a Roma nel 1341.

Nel 1345 torna ad Avignone e si dedica agli scritti Bucolicum carmen, De otio religioso e De vita solitaria. Abbracciata (e poi persa) la causa di Cola di Rienzo, rompe la relazione col cardinale Colonna. Inizia così un altro periodo di spostamenti, specialmente di natura diplomatica. Nel 1350 si dirige a Roma per il giubileo e sosta anche a Firenze dove incontra amici e estimatori, come Boccaccio, che l’anno successivo, in veste di ambasciatore, gli restituisce i beni confiscati al padre dal Signore di Firenze.

Petrarca ritorna nuovamente nella sua Avignone, dove si dedica ad una sistemazione organica del lavoro poetico, ma poi a causa della morte di Clemente VI e della successione di Innocenzo VI, si ristabilisce in Italia, a Milano, dove vi resta per otto anni, ricoprendo una carica diplomatica e dedicandosi alla scrittura.

Nel 1362, a causa della pestilenza, perde il figlio, Giovanni. Torna a Padova e successivamente a Venezia, dove lo raggiunge la figlia Francesca col marito, con i quali nel 1370 si ritira ad Arquà, nella quale risiede fino alla morte avvenuta nel 1374.