Giuseppe
PARINI

album-art
00:00

Poeta del XVIII secolo, Giuseppe Parino – poi Parini – nasce in Brianza nel 1729 e muore a Milano nel 1799. Figlio di un umile commerciante di seta, si forma presso i parroci del paese di Bosisio, poi è affidato ad una zia a Milano e presto si avvia al sacerdozio.

Parini coniuga, con la missione cristiana, un umanesimo razionale e sensistico, letture cinquecentesche e classici latini. A Milano si iscrive alle classi di grammatica e retorica e contemporaneamente impartisce lezioni private e copia carte forensi. Terminati gli studi nel 1752 dà alle stampe il primo libro di rime con lo pseudonimo Ripano Eupilino ed entra nell’Accademia dei Trasformati, nella quale approdano pure Pietro Verri e il Beccaria.

L’anno dopo diviene sacerdote, ma ciò, insieme alla rendita della zia, non bastano alla sua sussistenza; perciò, entra a servizio dei duchi Serbelloni come insegnante dei figli e qui vi rimane per otto anni. Quel contesto gli permette di osservare e giudicare la vita dei nobili. Nel 1762 per aver reagito ad un gesto della duchessa, abbandona casa Serbelloni. Subito dopo entra come precettore a casa Imbonati.

Nel 1763, grazie all’incoraggiamento degli amici Trasformati pubblica il Mattino, che riscuote subito un discreto successo, al contrario del successivo Mezzogiorno. La pubblicazione delle due parti del Giorno (di cui fa parte il poemetto La vergine cuccia) gli permette di acquisire una certa fama. Infatti, il conte di Firmian, suo protettore, gli affida nel 1768 la compilazione del giornale ufficioso del governo, «La Gazzetta di Milano» e poi la cattedra di eloquenza nelle Scuole Palatine.

Dal governo austriaco riceve l’incarico di scrivere un melodramma, Ascanio in Alba, per le nozze dell’arciduca Ferdinando con Maria Beatrice d’Este, gli statuti per l’Accademia di belle arti. Diviene soprintendente alle scuole pubbliche e nel frattempo inizia la stesura della Sera.

Durante la permanenza francese a Milano, Parini si avvicina alle ragioni della Rivoluzione e, assieme a Verri e Beccaria, è additato come “giacobino”. Durante il rinnovamento democratico del governo, è nominato membro della municipalità, dalla quale poi viene dimesso nel 1796 per l’idea di dotarla di una Costituzione Cisalpina.

Rientrati nel 1799 a Milano gli Austriaci, ne celebra la vittoria. La mattina, poco prima di spirare, detta il sonetto Predaro i Filistei, una condanna per i Francesi e un ammonimento per gli Austriaci.