Giuseppe
UNGARETTI

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Giuseppe Ungaretti, importante poeta del Novecento, si situa nella corrente letteraria dell’Ermetismo, prediligendo una poesia che diviene mezzo per conoscere la realtà. La poesia di Ungaretti è essenziale, libera da decorazioni e dai costrutti delle correnti letterarie precedenti. La parola si fa verso, è simbolica, carica di significato, i componimenti sono brevi e frammentati, tratti dalle sue esperienze biografiche: Parigi, i lutti, i dolori e la guerra.

Nasce ad Alessandria D’Egitto nel 1888, da una famiglia di origine toscana. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Egitto e frequenta l’École suisse. È qui che si avvicina a Leopardi, ai poeti maledetti, a Poe e Nietzsche. A scuola conosce Moammed Sceab e assieme simpatizzano per l’idea anarchica. Si trasferisce al Cairo nel 1909 e collabora con il «Messaggero» egiziano, anche con l’attività di traduttore. È proprio qui che appaiono i primi scritti, Bizzarrie.

Nel 1912 parte per Brindisi, per raggiungere Parigi. Nel tragitto si ferma a Firenze, dove fa la conoscenza di Prezzolini e poi a Milano del pittore futurista e metafisico, Carrà. A Parigi ritrova Sceab e si iscrive alla Sorbona, qui entra in contatto con l’ambiente artistico-culturale, tra cui Constantin Brancuşi, Marcel Proust e Guillaume Apollinaire. Nel 1913 Sceab si suicida, evento che segna profondamento il poeta.

Laureatosi alla Sorbona, torna in Italia per insegnare: è a Milano come insegnante di francese. Nel mentre continua i rapporti epistolari con Prezzolini e con Papini, che pubblica le sue prime poesie su «Lacerba» nel 1915. Il 22 maggio 1915 parte in guerra, dal fronte Ungaretti stabilisce rapporti epistolari con Gherardo Marone, ispanista ed editore, al quale confida il progetto del Porto sepolto, stampato nel 1916. La prima recensione esce sul «Resto del Carlino», con firma di Papini.

Nella battaglia di Bligny, viene sfiorato da una scheggia alla tempia, rischiando la vita. Soffici, ufficiale distaccato, rende possibile il trasferimento di Ungaretti a Parigi, dove poi viene insignito della Croix de guerre. Qui lavora a un nuovo libro e collabora con «Littérature» e con Benito Mussolini, che lo assume come corrispondente del «Popolo d’Italia» per un solo anno. Continua la sua vita a Parigi, nonostante le difficoltà economiche e si sposa con Jeanne Dupoix, dalla quale ha tre figli, due dei quali muoiono subito.

I coniugi si spostano a Roma, dove Ungaretti prende posto presso l’ufficio stampa del ministero degli Esteri. A Roma inizia a collaborare con «La Ronda», diviene poi consulente e autore di «Commerce» con un’antologia della letteratura italiana.

Inizia una collaborazione con «La Gazzetta del popolo», per la quale compie viaggi e reportages. Nel 1931 pubblica il volume: L’Allegria e continua l’attività di traduttore, con Góngora e Mallarmé. L’anno dopo pubblica altre poesie confluite in Sentimento del tempo. Durante un viaggio in America Latina, gli viene offerta una cattedra di letteratura italiana al’Università di San Paolo del Brasile, che accetta.

Nel 1939 torna in Italia e viene arrestato per avere criticato le leggi razziali. Rilasciato grazie a Mussolini, ritorna in Brasile, dove perde l’ultimo figlio rimasto. Nel 1942 a guerra scoppiata, torna a Roma e pubblica la sua opera completa, Vita d’un uomo, con Mondadori. Diviene professore all’Università di Roma, ma nel ’44 è sospeso, per l’epurazione antifascista e poi riassunto l’anno dopo.

Nel ’47 pubblica Il dolore e nel ’50 La terra promessa. Frammenti. Nel ’53 è in Spagna all’Università di Salamanca con Carlo Emilio Gadda, mentre l’anno dopo sfiora la possibilità di un premio Nobel. Cinque anni dopo compie un viaggio in Egitto e in seguito ne intraprende uno intorno al mondo. Nel ’60 pubblica Il taccuino del vecchio e nel ’63 diventa presidente della Società europea di cultura e visita l’Unione Sovietica, nel ’64 parte per la Columbia University di New York. È poi nuovamente in Italia, successivamente in Brasile, in Israele e in Perù per ricevere una laurea honoris causa. Nel ’69 è ad Harvard, per raccontare la propria poesia. Si innamora poi di Dunja, dedicataria di L’impietrito e il velluto. Nel ’70 riceve un premio dall’Università dell’Oklahoma, ma una broncopolmonite lo riporta a casa. Trasferito a Milano muore tempestivamente.