Umanista, storico e rimatore, Pietro Bembo nasce a Venezia nel 1470. La sua formazione letteraria ruota attorno alla figura del padre, Bernardo, uomo di rilievo nella sua Venezia, diplomatico e amante delle lettere, in rapporto con le personalità del tempo come Lorenzo Il Magnifico.
A vent’anni viene ufficialmente iniziato alla vita politica dal padre, si reca poi a Messina per studiare greco alla scuola di Costantino Lascaris, influenzato dalla presenza in casa del poeta Poliziano. Di ritorno a Venezia porta con sé una stampa di Lascaris realizzata da Manuzio, presso il quale egli stesso pubblica il De Aetna nel 1496.
L’anno dopo è a Ferrara col padre, che gli permette di rimanervi oltre il suo mandato e di continuare a dedicarsi agli studi. È presso la corte estense che concepisce l’opera gli Asolani e incontra Ariosto, Ercole Strozzi e Maria Savorgnan, suo amore proibito.
Nel 1501 il rapporto con Manuzio lo porta a curare l’edizione, per la prima volta, di due opere in volgare: Cose volgari di M. Francesco Petrarca e Le terze rime di Dante, che accendono l’attenzione per la filologia volgare. Nel 1502 accetta l’invito di Strozzi di trascorrere del tempo con lui nella sua villa nel ferrarese, dove conosce e si invaghisce di Lucrezia Borgia. A causa della morte del fratello ritorna presto a Venezia.
Nel 1505 escono per opera di Manuzio gli Asolani e nello stesso anno Bembo segue il padre a Roma per un’ambasceria, prendendo il posto del fratello Carlo. L’esperienza a fianco del padre dura però poco e nel 1506 accetta l’ospitalità dei duchi di Urbino, dove compone le Stanze.
Nel 1512 si trasferisce a Roma e si fa conoscere come maestro nell’uso del latino. Qui viene nominato segretario da papa Leone X. Nel 1519, aggravato dal peso di una malattia, torna nel Veneto e per anni vive con Faustina Morosina, dalla quale ha anche tre figli, senza però sposarla per non perdere i benefici ecclesiastici.
Viene nominato bibliotecario dalla signoria di Venezia nel 1530 e nove anni più tardi cardinale per mano di Paolo III. Si trasferisce infine a Roma nell’ottobre del 1539, dove riceve il titolo di cardinale diacono e poi di sacerdote. Ormai fiaccato dalla malattia, muore a Roma nel 1547.