Salvatore
TOMA

album-art
00:00

«Salvatore Toma è nato a Maglie l’11-12 maggio 1951 e qui è morto nell’agosto del 1968 in seguito a una colluttazione d’amore». Così apre il suo Testamento il poeta salentino Salvatore Toma, che ci lascia sempre molto presto, ma nel 1987, a causa di una cirrosi epatica.

Toma nasce in una famiglia di fioristi e passa l’intera esistenza a Maglie, dove frequenta negli anni della formazione scolastica il liceo classico al “F. Capece”. Tuttavia, sono le esperienze legate alla natura, vissute nella casa del bosco delle Ciancole, e il rapporto con il mondo animale, specialmente con i cani bull terrier e akita-inu da lui allevati, che rappresentano le basi della sua visione del mondo, panica e vitalista, e che incidono sulla sua poesia. Toma è un ribelle da sempre, sin dagli anni della scuola in cui presto inizia a maturare una visione di protesta contro l’ordine costituito. Frequente è il pensiero della morte nella sua poesia, che non si configura come un desiderio, bensì come una presa di coscienza di voler continuare a vivere godendosi a pieno la vita.

Toma decide di non intraprendere gli studi universitari, continuando a formarsi da solo attraverso la lettura dei suoi amati poeti. Inizia a scrivere dunque da giovanissimo, pubblicando le sue prime raccolte, con case editrici minori. Nel 1970 pubblica Poesie, nel 1972 Ad esempio una vacanza, nel 1979 Un anno in sospeso e nel 1981 Ancora un anno.

Si lega in matrimonio con Paola, dalla quale ha tre figli. La cittadina magliese non gli riserva in vita molta considerazione, spesso deridendolo e non comprendendo gli atti provocatori che Toma lascia lungo il suo cammino: versi pungenti e ironici, manifesti, volantini e adesivi con “S. Toma A great poet” o “Sommo poeta” sparsi per la città.

Spesso Toma interagisce attraverso delle lettere anche con Maria Corti o Gianfranco Contini, colpevoli – secondo lui – di frenare la sua ascesa poetica. La Corti ad ogni modo lo ospita sulla sua «Alfabeta», promettendogli poi una recensione a Forse ci siamo, che purtroppo non arriva.

La vita del poeta si allaccia strettamente a quella di Antonio L. Verri, che diviene anche suo editore per la silloge poetica Forse ci siamo nel 1983 con i Quaderni del Pensionante. Toma è vicino anche al pittore Edoardo De Candia, artista sui generis e “fool”  (inteso dal punto di vista verriano come ribelle e anticonformista). Verri dedica a Toma molto spazio nelle sue attività di pubblicista come «Pensionante de’ Saraceni» e un articolo poco dopo la sua morte sulla rivista «Apulia» dal titolo Il poeta dei liburni e dei corbezzoli.

Nel 1999 Maria Corti pubblica le più intense liriche di Toma nel Canzoniere della morte, titolo spesso messo in dubbio da numerosi critici dell’opera tomiana.

Molti autori si sono espressi sulla poesia di Salvatore Toma: Nicola G. De Donno, Donato Valli, Oreste Macrì, Mario Marti, Luigi Scorrano, Maria Corti, Claudio Micolano. Negli ultimi tempi si è assistito ad una nuova pubblicazione, Tutte le poesie, per l’editore Musicaos ad opera di Luciano Pagano. Nell’estate 2024 nella sua Maglie è stato realizzato un convegno di studi e ricerca dal titolo Forse ci siamo? ad opera dell’Osservatorio poetico salentino Salvatore Toma e dell’Associazione Via Piccinno 17.