Tra i maggiori poeti del Cinquecento, Tasso scrive un capolavoro di epica-eroica in venti canti: la Gerusalemme liberata, poema ambientato nella fase conclusiva della lotta dei cristiani contro i musulmani per la liberazione del Sacro Sepolcro.
Tasso nasce nel 1544 a Sorrento da Porzia de’ Rossi, di origine pistoiese e Bernardo, letterato e cortigiano al seguito di Ferrante. Il timore per lo scoppio di una guerra porta padre e figlio a Ravenna, poi a Pesaro e infine a Urbino, al servizio di Guidobaldo della Rovere. Qui il “Tassino” riprende gli studi al fianco del figlio del duca e viene addestrato nelle arti cavalleresche. A Urbino conosce numerose personalità di spicco e inizia a comporre le prime liriche.
Tra il 1559 e il 1561 raggiunge il padre a Venezia e intraprende Il primo libro della Gierusalemme e nel 1562 il poema cavalleresco Rinaldo. Nel mentre studia legge a Padova, lasciata poi per i corsi di filosofia ed eloquenza, ed entra nell’Accademia degli Eterei con un canzoniere amoroso.
Nel 1565 va a servizio del cardinale Luigi d’Este nella corte ferrarese ed entra in contatto con le principesse Lucrezia ed Eleonora. Tra il 1567 e il 1570 scrive i tre Discorsi dell’arte poetica e si reca in Francia col cardinale. Due anni più tardi, lasciato il cardinale, passa presso il duca Alfonso. La vita di corte gli ispira la sua prima opera più importante, l’Aminta e negli stessi anni termina la Gierusalemme.
È in questo periodo che si avvisano le prime nevrosi e manie che lo portano a sottoporre il poema al controllo di Scipione Gonzaga, ad amici e al grande inquisitore di Bologna. Nel 1576 prende il posto di storiografo ducale a Ferrara, ma lo squilibrio psichico inizia a farsi sempre più evidente e nel 1577, credendosi spiato, aggredisce con un coltello un servo. Viene allora confinato nelle sue stanze, e poi nel convento di S. Francesco; nel luglio 1577 fugge da Ferrara per raggiungere la sorella Cornelia a Sorrento. Passa l’anno successivo tra continui spostamenti.
A trentacinque anni viene internato nell’ospedale di Sant’Anna, dove vi rimane per sette anni. Qui continua a scrivere dialoghi e lettere per sollecitare la sua liberazione, che avviene per mano di Vincenzo Gonzaga di Mantova, il quale gli offre un buon vitto che sembra metterlo nuovamente in sesto. Si sposta frequentemente tra Napoli, Mantova e Roma, dove nel 1593 pubblica la Gerusalemme conquistata.
Infine, si ritira in Vaticano, sempre più ammalato, dove viene incoronato poeta. Aggravatosi nel marzo 1595 muore nel monastero di Sant’Onofrio sul Gianicolo.