Vittorio Bodini, poeta salentino, traduttore e ispanista, si è interessato alla poetica e alla traduzione di poeti e scrittori spagnoli e ha preso parte a varie correnti artistiche del Novecento italiano. È tra gli autori più importanti del Salento letterario, che vive il luogo d’origine in una costante tensione tra amore e odio: «mio paese, così sgradito da doverti amare». Questo dualismo segna profondamente la poetica e i versi bodiniani ed è un particolare modo di concepire il Sud.
Nasce a Bari nel 1914 in una famiglia borghese e nobile da parte di nonna. Poco dopo la nascita si trasferisce con la famiglia a Lecce. Qui frequenta il liceo classico Palmieri: pur dimostrando spirito critico e un’acuta intelligenza, si dimostra irrequieto e compie studi irregolari. A conclusione dell’anno scolastico 1930-31, fonda la rivista «Lo Studente», numero unico di 70 pagine, dal ’31 al ’33 Bodini ancora liceale collabora a «La Voce del Salento», al periodico «Vecchio e nuovo» e al settimanale tarantino «La Voce del Popolo». Nel 1932 fonda il gruppo futurista leccese, “Futurblocco”.
Nel 1937 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma, ma abbandona dopo qualche mese gli studi riprendendoli a Firenze, dove stringe rapporti con intellettuali, tra cui Mario Luzi, Alessandro Parronchi, Eugenio Montale, Piero Bigongiari e il salentino Oreste Macrì. È a Firenze che avviene il suo esordio come poeta e dove si appassiona alla poesia spagnola. In questi anni inizia una frenetica collaborazione a giornali e riviste con recensioni, traduzioni e articoli.
Si laurea nel 1940 e tornato a Lecce dove lavora alla terza pagina di «Vedetta mediterranea», storico periodico assieme all’amico Macrì, poi collabora a «Letteratura», pubblicandovi anche alcune poesie. Aderisce in seguito al movimento Giustizia e Libertà e prende parte a «Libera Voce».
È poco dopo la guerra, nel 1946 che decide di trasferirsi nella sua patria ideale, la Spagna, come lettore d’italiano e poi come antiquario. La Spagna diventa una grande fonte di ispirazione, difatti, Bodini diviene tra i più importanti conoscitori e traduttori della letteratura spagnola, studioso del barocco di Luis Gòngora e dei surrealisti spagnoli. Dà vita a traduzioni come quella del Don Chisciotte di Cervantes, del teatro di Lorca delle poesie di Neruda e Alberti.
Nel 1950 rientra a Lecce e dopo due anni gli viene assegnata la cattedra di Letteratura spagnola presso l’Università di Bari, spostandosi poi all’Università di Lecce e in seguito nuovamente a Bari fino al 1958. Pubblica nel ’52 il suo primo libro di poesie, La luna dei Borboni, pregno di riferimenti meridionali. Due anni più tardi fonda la rivista sperimentale «L’esperienza poetica», che dura solo un paio di anni e nel ’56 esce Dopo la luna.
Negli ultimi dieci anni della sua vita, dal 1960 al 1970, si trasferisce a Roma, dove conosce l’amico Rafael Alberti, di cui diviene un grande conoscitore della sua poesia. Nel 1962 pubblica La luna dei Borboni e altre poesie con Mondadori nella collana «Lo Specchio» e nel 1967 il libro poetico Metamor e le Poesie Ovali. A causa di una malattia, muore a Roma il 19 dicembre 1970.