Vittorio
PAGANO

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Vittorio Pagano, poeta e traduttore salentino, poco onorato dalla sua Lecce e forse scoperto a posteriori, nasce a Lecce nel 1919 da un’umile famiglia contadina. Nonostante una spiccata intelligenza compie studi irregolari, riuscendo a conseguire la maturità magistrale solo da privatista. Si iscrive agli studi universitari dapprima a Roma alla facoltà di Giurisprudenza e in seguito si trasferisce nella facoltà di Lettere dell’Università di Bari, senza mai conseguire la laurea.

Durante la Seconda guerra mondiale Pagano collabora con diverse riviste di spessore nazionale, come la salentina «Vedetta mediterranea» e «Libera Voce». Grazie a questo impegno lavorativo, entra in contatto con gli esponenti dell’ermetismo fiorentino. Inoltre, prende parte all’ Accademia salentina, fondata da Girolamo Comi nel 1948 e anche alla relativa rivista, «L’Albero». Qui Pagano vi pubblica anche i suoi versi, le prose e le traduzioni dal francese. La sua poesia parte dal neorealismo e approda verso esiti neoavanguardistici e sperimentali. La Francia, nonostante non si rechi mai, rappresenta la sua patria ideale, che conosce e frequenta per mezzo delle letture e con lo studio della lingua.

Nel 1956 sposa Marcella Romano dalla quale ha un figlio, Stefano. Da questo anno fino a metà anni Sessanta dirige la sezione letteraria del «Critone», anch’essa rivista leccese. Da ciò escono i «Quaderni del Critone» in cui compaiono i testi di Carlo Betocchi, Piero Bigongiari, Mario Luzi, Alfonso Gatto, Romano Bilenchi, Alessandro Parronchi. Grazie a questo impiego ottiene una medaglia d’oro dal Comune di Firenze per meriti nel campo dell’editoria poetica.

La sua produzione poetica si accentua nel periodo che va tra il 1958 e il 1964 e molto importante è il suo impegno nella traduzione dal francese dei poeti maledetti. Scrive Calligrafia astronautica, quattro tomi per I privilegi del povero, il breve poema Morte per mistero e Zoogrammi. Si spegne il 31 gennaio 1979 a Lecce.

La disattenzione di Lecce nei confronti della sua opera ha provocato rassegnazione e rabbia nel poeta che si sentiva costretto ad una damnatio memoriae. È solo successivamente che se ne apprezza lo spessore e si riaccende un desiderio di recuperare l’opera: nel 1985-1986 è il poeta salentino della generazione successiva, Antonio L. Verri a riprenderne l’opera dedicandogli il volume di «Pensionante de’ Saraceni». Ad oggi è ancora una delle poche testimonianze che raccolgono la bibliografia di Pagano. Nel 2020 esce per Musicaos, Poesie, una raccolta a cura di Simone Giorgino di tutte le opere poetiche pubblicate in vita dal 1958 al 1964: Calligrafia astronautica, I privilegi del povero, Morte per mistero, Zoogrammi.